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Arcari, Bruno PDF Stampa E-mail

(Foto Basciu)

C?? un pugile italiano che non abbia mai perso in combattimenti validi per un titolo europeo e mondiale? Non esiste? Rocky Marciano? Ma era italo-americano e l?Europa l?aveva vista soltanto per turismo. Benvenuti, Mazzinghi o Rosi: niente da fare, le loro serate negative si leggono sui ?record book?. Invece questo pugile esiste: si chiama Bruno Arcari, ex campione del mondo dei superleggeri. E? nato il 1? gennaio (a simboleggiare che sarebbe stato un ?numero uno?) 1942, in piena guerra mondiale ad Atina, in Ciociaria, come Nino Manfredie Gina Lollobrigida. Atina non ? distante da Ripa Teatina, il paese delle radici di Rocky Marciano, l?invincibile campione del mondo dei pesi massimi. Bruno Arcari non ha mai perso, dunque, un ?fight? per un titolo continentale o iridato. Sono 5 le sfide in Europa, il doppio nel mondo, nei 14 anni di professionismo che cavalcano dal dicembre 1964 (esordio) al luglio 1978 (ultima apparizione su un ring). Il racconto della vita di Bruno Arcari non ? dissimile da quello della vita da altri ragazzi come lui, nati sotto le bombe di una guerra crudele. Le paure, le incertezze, la fame, vocaboli che dovevi fatalmente coniugare con la normalit? di ogni giorno. Cos? ? stato per Bruno che aveva appena 2 anni e le traversie familiari lo avevano visto ?imbarcato? su un mezzo di fortuna per trasferirsi da Atina al Nord. Infatti Atina era una cittadina sulla direttiva di Cassino, punto strategico dopo lo sbarco americano ad Anzio, per la liberazione di Roma. E da ?sfollati? la famiglia Arcari visse i primi anni all?albergo Eden di Nervi, alle porte di Genova, un albergo trasformato in abitazione per i profughi provenienti dal martoriato sud. Il ragazzo, molto sveglio, cresce e gli amici gli appiccano il sopranome di ?Miccia? perch? facile al litigio tra coetanei. La guerra ? finita e la madre Lina ha il suo daffare a far si che la famiglia abbia una vita decorosa. Famiglia che intanto ? aumentata con le nascite di Ruggiero (1945) e Anna (1949), mentre Wilma vedr? la luce nel 1956. Bruno, ancora con i calzoni corti in lite con il padre Armando, deve pensare pi? a lavorare che a studiare. Gioca a calcio, come tutti i ragazzi: ruolo ala sinistra del ?Chiavari Calcio?. Ma ? amore di breve durata. Ad Arcari, 17 anni, piace pi? la boxe: ? il momento di Duilio Loi che si appresta a battersi per il titolo mondiale dei welter junior, categoria da poco istituita. Contro Carlos Ortiz, americano di origine messicana. Siamo nel 1959 e la TV conforta la boxe di quei tempi. Arcari decide che far? il pugile. Ma la vita riserva sempre amare sorprese: nel ?63 muore la madre Lina e Bruno diventa capo famiglia, a soli 20 anni, con Ruggiero (17) anni), Anna (13) e Wilma (9)da ?custodire?. Bruno lavora da garzone in un negozio di fruttivendolo e la sera lo attende la palestra: con i maestri Alfonso Speranza e Armando Causa della ?Mameli Pejo? che in lui vedono, per ora, tanta volont?. C?? anche il tempo per pensare ad un?altrafamiglia: la sua. Una fanciulla, Maura Gnocco, con la quale giocava quando era un bambino a Nervi, ? diventata una signorina piacente. I due si ritrovano sulle nevi di Limone Piemonte ed ? amore. Il 9 settembre del 1968 si sposano a Genova ed un anno dopo nasce Monica cui seguir? nel ?73, il figlio Roberto. Non ama la boxe, Maura, ma la sopporta. Arcari, ragazzo semplice, intelligente e tenace, alle parole preferisce i fatti. Le vicissitudini della vita lo hanno temprato. Non ? certamente un ?personaggio? ma sul ring i risultati arrivano. Dopo 3 incontri da ?novizio?, 3 successi, passa dilettante. Nel 1961, due anni dopo che aveva deciso che la boxe sarebbe diventata il suo secondo lavoro, diventa campione ligure ed ? finalista ai campionati italiani di Bologna dove viene superato dall?azzurro Piero Brandi. Ma primaaveva colto una superba affermazione nel ?guanto d?oro Storace?. Il titolo ligure nel ?62 ? una formalit? come il ?guanto d?oro? mentre a Pesaro, diventa tricolore superando Panerini in finale. Militare nel ?63 vince, oltre al solito titolo ligure e tricolore superando Fasoli in finale anche il suo primo mondiale: quello con le ?stellette? a Francoforte in Germania.Ora ai ?Giochi del Mediterraneo? conquista anche il bronzo ai campionati europei di Mosca, battuto da Kuley. Il suo anno di grazia, sempre nella categoria dei superleggeri, ? il 1964: vince le preolimpiche di Genova e Rimini. A Tunisi il secondo oro mondiale a livello militare. Va alle Olimpiadi di Tokyo (dove l?anno prima aveva vinto un torneo preolimpico) ma ? amaro l?epilogo. Il keniano Oundo stava per finire ko quando, in uno scambio ravvicinato, una testata involontaria dell?africano gli apre uno squarcio all?arcata sopracciliare e perde per ferita alla 2a ripresa. Una vera disdetta e l?immagine di una facilit? alle ferite e al sangue. Pu?, dopo Tokyo, compilare il bilancio della carriera dilettantistica: 86 incontri, 20 volte azzurro (17 successi). Solo 5 avversari lo hanno battuto: Sabri (1960), Brandi (1961), Ciuka (1963) e infine Oundo (Tokyo ?64). Un eccellente bilancio. Passa subito professionista e l?11 dicenbre combatte a Roma contro Franco Coltella. Le arcate sopracciliari zampillano sangue come una fontana: l?arbitro e il medico arrestano l?incontro alla 5 a ripresa. Bruno perde il suo primo match da professionista! Ma il futuro campione del mondo ? in buona compagnia con altri colleghi, perdenti all?esordio da ?pro? e poisaliti sul trono iridato della boxe. Ve li proponiamo per curiosit? in ordine alfabetico: Henry Armostrong (piuma), Jack Britton (welter), Victor Callejas (supergallo), Miguel Canto (mosca), Chuco Castello (gallo), Freddie Castello (mosca), Frank Cedeno (mosca), Billy Conn (massimi), Carlo Teo Cruz (leggeri), Joe Dundee (welter), Johnny Dundee (piuma), Angel Espada (welter), Bob Fitzsimmons (massimi), Harry Forbes (gallo), S.T. Gordon (massimileggeri), Sung-Jun Kim (minimosca), Tae-Shik Kim (mosca), Tippy Larkin (superleggeri), Ted Kid Lewis (welter), Benny Leonard (leggeri), Eddie Cannonball Martin (gallo), Manuel Ortiz (gallo), Eddie Perkins (superleggeri), Willie Ritchie (leggeri), Charley Phil Rosenberg (gallo), Battling Ahaw (superleggero), Bonecrusher Smith (massimi) e Jesse Willard (massimi). Una bella compagnia, indubbiamente, con nomi leggendari come Armostrong, Fitzsimmons, Lewis, Leonard, Ortiz, Perkins e Willard. Ma ritorniamo a Bruno e al match romano con Coltella: all?angolo c?era gi? Rocco Agostino, giovane manager che ha poi costruito e guidato magistralmente la carriera di Arcari. ?Se non fosse stato per Rocco Agostino non sarei mai diventato campione del mondo ed avrei smesso di fare la boxe? ha dichiarato Arcari, che con il Manager genovese-napoletano ha continuato ad avere rapporti di stima, amicizia e lavoro anche dopo aver concluso la carriera pugilistica. Erano soci in un distributore di benzina dell?AGIP? sull?autostrada Genova-Roma allo svincolo di Sestri Levante dove si poteva fare il ?pieno di benzina? con Bruno Arcari alle pompe. I ?due? ebbero subito da superare l?ostacolo della fragilit? delle arcate, facili alle ferite, una montagna insuperabile per la carriera di Arcari, che godeva di scarso credito come pugile professionista, nella considerazione di molti tecnici. Ma Bruno e Rocco, abituati a soffrire nella vita quotidiana, pratici nelle loro decisioni, senza smarrirsi nell?avvilimento, seppero (con sacrifici anche finanziari) ridare solidit? alle fragili arcate sopracciliari con interventi di alta chirurgia e serenit? alla carriera di Bruno. Poco estero per evitare i pericoli di ?stop? anticipati per ferite anche non gravi, continua attivit? in Italia semprecon l?appoggio della RAI e, soprattutto della Fernet Branca, sponsor privilegiato che ha accompagnato tutta la carriera di Arcari. Anche con contratti solo sulla parola tra i responsabili dell?azienda e Rocco Agostino. Una carriera rapida che vede Arcari sfidante al titolo italiano, dopo solo due anni da professionista al 12? match. Il 10 agosto del1966 a Senigallia una bruciante delusione perch? Bruno viene fermato contro Massimo Consolati alla 10a ripresa per intervento medico. Ma il 7 dicembre, pochi mesi dopo a Genova, la rivincita: Consolati ? squalificato alla 7a ripresa e Arcari diventa campione d?Italia. Un titolo che difende contro Efrem Donati, Romano Bianchi e Pietro Vargellini. Match del 1967, inframezzati da confronti senza titolo. Significativo il successo sul fortissimo cubano Angel Robinson Garcia, che diventer? per Bruno fraterno compagno di palestra e dal quale apprender?tanti segreti della ?noble art?. Nel 1968 conquista un grandeprivilegio simbolico: il 4 marzo nella riunione d?inaugurazione del nuovo Madison Square Garden di New York, incentrata sul terzo Benvenuti-Griffith, ha l?onore di essere il primo pugile a salire sul ring affrontando il messicano Pablo Lopez, battuto in quattro riprese ai punti. E? il preludio al titolo europeo. Un match sconsigliato da tanti tecnici. Perch? il campione austriaco Orsolics ? un ?re del ko?. Inoltre si combatte a Vienna. Ma Arcari compie il capolavoro: come un dipinto di Leonardo. Spegne le lampadine di Orsolics che alla 12a ripresa viene dichiarato kot dall?arbitro inglese Gorge Smith. Arcari alterna match senza titolo a difese continentali. Supera l?inglese Des Rea a San Remo (ko alla 6), il tedesco Willy Quatuor a Roma (ko alla 7), lo spagnolo Juan ?sombrita? Albornoz a San Remo (ko alla 6) e Jos? Luis Torcida a Bologna (ko alla 5). Il tutto tra il ?68 e il ?69. L?organizzatore Rino Tommasi, uno dei pochi a credere in Arcari dall?inizio carriera, riesce ad agganciare il campione del mondo WBC dei superleggeri, il filippino Pedro Adigue. E? il 31 gennaio 1970; nel gremitissimo ?Palasport? di Roma e davanti alla Tv gli spettatori assistono ad una furente battaglia. Colpo su colpo, 15 riprese senza respiro. Vince bruno Arcari senza discussioni. E? il trionfo, una promessa mantenuta quando Bruno a cominciato a tirare pugni. Di quel match va ricordato il titolo del Corriere dello Sport: ?Arcari, forgiato nel ferro?. Che sintetizza anche l?aspra e violenta battaglia. In fila altri nove avversari iridati: Ren? Roque, francese, Raimondo Diaz, brasiliano, Joao Henrique, brasiliano, Enrique Jana, argentino, Domingo Barrera Corpus, spagnolo, ancora il brasiliano Henrique, poi Everaldo Costa Azevedo, brasiliano residente in Italia, il danese Jorge Hansen affrontato in trasferta e l?ultima difesa contro lo spagnolo Ortiz. Lascia il titolo per problemi di peso nel 1974, dopo averlo tenuto ? record assoluto per i superleggeri ? per ben 4 anni, 7 mesi e 24 giorni. Un record che terr? la sua consacrazione nel 1993 a Las Vegas da parte del WBC in occasione del trentennale della fondazione dell?ente mondiale. Arcari premiato con altri grandi campioni: Arbachakov, Benn, Carbajal, l?ex detenuto Rubin Carter, riconosciuto innocente dopo anni di carcere, Cervantes, Chionoi, Fenech, Foster, Giardello, Giampa, Griffith, Hagler, Hearns, Holmes,Holyfield, Leonard, Lewis Macias,, Mc Callum, Napoles, Ortiz, Patterson, Perkins, Pintor, Rodriguez, Sandoval, Santana, Solis, Wamba, Zarate, oltre il ?gota? dirigenziale, organizzativo e arbitrale. Passato tra i pesi welter, Arcari raccoglie alcuni buoni risultati (un pari contro l?astro nascente Mattioli) ma non riesce a battersi per un titolo (sfuma il mondiale contro Napoles per il poco tempo a disposizione per allenarsi, contratto gi? firmato, uno dei rimpianti della carriera) el?attivit? si spegne lentamente; il 7 luglio 1974 Arcari conclude la superba carriera con un kot contro l?americano Jesse Lara, una carriera da ?pro? che si riassume in 70 successi (38 ko), 1 pari e 2 sconfitte (entrambe per ferita). Pi? che sufficiente per indicarlo come il migliore dei pugili italiani sul piano del risultato: un finale di carriera non offuscato dalle sconfitte che spesso accompagnano altri campioni, quando ormai il declino fisico ? evidente. State pur certi che non tarder? il giorno che Arcari ci presenter? un ?suo? campione del mondo. Magari non ?forgiato nel ferro? ma certamente un campione con alcune caratteristiche fondamentali della boxe di Bruno: coraggio e cuore non potranno mancare.

"Il Ciociaro Genovese forgiato nel ferro" , il profilo su Bruno Arcari ? a cura di Sergio Sricchia
(tratto da ?BOXE, Italiani Campioni nel Mondo? di GiorgioGaleazzi, Marchesi Grafiche Editoriali).


(Foto Basciu)

Oggi Bruno Arcari ? senza dubbio un simbolo. Ancora per tutti ? l?imbattuto pugile italiano campione del mondo. Ma ? anche un ?nonno? tranquillo che vive a Deiva Marina, il profumo del mar Ligure ? ingrediente essenziale delle sue giornate, a due passi Genova, dove di tanto in tanto va a trovare il grande amico di tante battaglie dentro e fuori dal ring, il manager-procuratore Rocco Agostino, definito affettuosamente da Bruno un ?tesoro di umanit??. La boxe ha fatto e fa ancora parte della vita del leggendario ?ciociaro-genovese forgiato nel ferro?. Immediatamente dopo aver abbandonato la carriera da professionista, negli anni ?80 e ?90, Arcari ha affiancato Rocco Agostino nella direzione della colonia pugilistica Fernet Branca con ottimi risultati. Nel 2000 ? diventato coordinatore per la Federazione Pugilistica Italiana (F.P.I.), del Comitato Esecutivo dei professionisti insieme a Mauro Betti, Alfredo Raininger, Salvatore Cerchi, Elio Cotena. Non c?? dubbio che nel corso della sua carriera, Arcari abbia assunto per pi? di uno spettatore le dimensioni del sogno pagandone le aspettative. Questo aspetto oggi, a distanza di pi? di trent?anni dalla fine della carriera sportiva, arricchisce la sua leggenda di una esaltazione supplementare. Un uomo ed uno sportivo dalle gesta indimenticabili, sempre e comunque in ogni parte del mondo un ospite d?onore. Il caso di dire, un mito, una leggenda vivente. Sotto il profilo sportivo considerato uno dei pi? grandi campioni di tutti i tempi e di tutti gli sport e sotto il profilo culturale un uomo fedele ad uno stile e alla seriet? della vita, interprete per gli italiani in patria e all?estero di valori cardini della societ? contemporanea. Per questo ? stato riconosciuto come ambasciatore della Liguria nel mondo e rappresentante del miglior novecento italiano, un titolo che gli ? stato assegnato il 27 novembre 2004 al Teatro della Tosse di Genova, in una serata piena d?orgoglio e di nostalgia.

"Bruno Arcari Oggi" ? stato scritto e curato da Paolo Rizzo (2005)

?Sul ring salgo da solo?. Con questo assioma Arcari spiegava il rigore e la perseveranza di una razionalit? professionale che aveva saputo costruirsi lungo le mille sfide della sua vita e che gli aveva permesso di conquistare la via del trionfo. In questa attitudine per l?autentico, per il necessario si trova la chiave per comprendere lo straordinario interesse del pubblico verso l?asso ciociaro-genovese. Insuperabile sul piano della tecnica e della potenza era costretto a misurarsi con il grande incerto. Un avversario invisibile che si nascondeva nella sua stessa natura e prendeva la forma della fragilit? delle sue arcate sopraccigliari. Il carico di pericolo, introducendo i toni concitati dell?inquietudine, umanizzava il campione restituendogli un fascino straordinario che realizzava il suo massimo effetto nel momento in cui la minaccia veniva scongiurata dal coraggio. Ritroviamo questi riferimenti ad una combinazione unificante nell?immagine che per antonomasia identificher? Arcari: la volont?. La volont? mette a fuoco un modello che corrisponde parecchio alla storia di una Citt? e di un Paese alla ricerca di nuove opportunit?. Dalla conquista del primo dei suoi due titoli italiani per dilettanti avvenuta nel 1962 alle medaglie d?oro di Francoforte, di Tokio, di Mosca, di Tunisi, passando per i flotti dei Giochi del Mediterraneo Arcari lascia sugli avversari scossi il segno della sua superiorit? e fa nascere negli spettatori, fosse anche per una semplice questione di richiamo muscolare, l?ambizione che ci pu? essere qualcosa di meglio delle vecchie teorie, delle vecchie inerzie. Il ring diventa uno specchio che d? corpo ad una sostituzione temporanea. Vincendo il suo antagonista, Arcari diventa un diffusore di energie in grado di trasferire dinasticamente ad ognuno il suo talento. Con la volont? anche il silenzio pu? essere assunto come un simbolo di Arcari. Con la spettacolare vittoria ottenuta nella rivincita contro Henrique, aveva sicuramente raggiunto ed esaurito il limite della resistenza dei suoi avversari ed aveva provveduto a fissare in maniera definitiva le regole della sua supremazia: stile, forza e potenza. Questi due estremi si confondono in una nuova totalit? tutta impostata sul lato del riserbo. Arcari, venuto da una provincia nutrita di valori concreti, all?apice della sua fortuna sportiva continua a fare affidamento sul suo stile rappresentato da un realismo domestico e lo impone agli avversari secondo un ordine inalterabile con un segreto in pi?:l?esperienza acquisita girando il Mondo. Senso di responsabilit?, volont?, riservatezza. E? questa la terra su cui Arcari ha vissuto e vive. A carriera conclusa, sempre fedele a se stesso, affronta la vita di tutti i giorni con l?identico spirito con il quale affrontava gli avversari. In questa chiave, non stupisce il suo interesse per la complessit? del sociale. Infatti il dopo-ring ci consegna un Arcari impegnato sui temi del recupero ai percorsi educativi degli studenti a rischio di abbandono e dell?assistenza all?infanzia. Una continuit?, oggi che il campione ? entrato a far parte del Consiglio federale della Pugilistica, diventata di nuovo regola applicata a beneficio dell?intero movimento pugilistico italiano chiamato ad offrire alla societ? nel suo complesso un modello di capacit? e preparazione.

"Sul ring salgo da solo" di Pier C. Torre - Direttore Centro Documentazione per l?Educazione Permanente, Genova.



 
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